cosa provoca l'amianto
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L’amianto, anche detto asbsesto (una parola di derivazione latina che significa “non brucia”), è un materiale di origine minerale, nato dall’unione di silice, calcio e ferro: particolarmente duttile e resistente, è stato usato per tantissimi anni nella sua versione “fibrocemento” dall’industria edile, ma – grazie alle sue proprietà ignifughe – è stato utilizzato anche per indumenti di lavoro e tute resistenti alle fiamme.
A partire dagli anni ’90, però, in moltissimi paesi – compresa l’Italia – vennero confermati studi che sottolineavano cosa provoca l’amianto, e l’immensa pericolosità di questo materiale. Di lì a poco venne bandito praticamente ovunque (in Italia, il suo impiego è vietato per legge dal 1992).
Oggi, lo smaltimento dell’amianto continua in tutto il paese, con l’obiettivo di eliminare ogni fonte di rischio.

Cosa provoca l’amianto e come mai è così pericoloso?

Perché l’absesto è composto da fibre longitudinali piccolissime, che – per le loro dimensioni – sono di facilissima inalazione: si disperdono e viaggiano rapidamente nell’aria e, una volta respirate, tendono a entrare in profondità negli alveoli polmonari, accumulandosi. I polmoni non riescono a smaltirle e le fibre, in numero sempre maggiore, comportano danni graduali e irreversibili ai tessuti.
Polmoni, pleura, intestino e laringe sono fra le parti del corpo che soffrono maggiormente delle conseguenze dell’inalazione, che risulta pericolosissima anche a basse esposizioni!

Le conseguenze non sono, però, immediate: a seconda del tipo di danno, le patologie connesse all’amianto si possono manifestare dai 15 ai 40 anni dopo gli episodi di esposizione.
Le patologie principali sono generalmente tre:

  • l’asbsestosi, una degenerazione polmonare che inspessisce la parete dei polmoni, rendendo l’ossigenazione progressivamente sempre più difficile. Questa patologia non ha una cura specifica;
  • il mesotelioma pleurico-peritoneale, cioè un tumore che colpisce principalmente lo strato esterno del polmone, ma può “attaccare” anche l’intestino. Anche in questo caso, non esistono terapie definitive e l’insorgere della malattia può manifestarsi fino a 40 anni dopo l’esposizione;
  • il cancro ai polmoni, che si manifesta in combinazione con altri fattori, come ad esempio l’abitudine al fumo. Questo tipo di tumore dispone di un maggior numero di trattamenti mirati, che possono dare anche ottimi risultati.

Considerata la gravità di queste patologie, non è difficile quindi comprendere perché l’amianto sia chiamato anche “killer invisibile”: questo materiale è friabilissimo e utilizzato in particolare per lastre piane o ondulate inserite all’interno di edifici pubblici e privati. Inoltre è presente in tante case o uffici abitati quotidianamente.

cosa provoca l'amianto- smaltimento

Come comportarsi in presenza di amianto

Adesso che abbiamo capito cosa provoca l’amianto, lo smaltimento di questo diventa quindi, fondamentale.
Questa procedura non va confusa con la bonifica, che consiste nell’isolare i manufatti in eterni con la tecnica dell’incapsulamento o con il confinamento, e nemmeno con l’eliminazione, cioè con l’effettiva rimozione dei materiali pericolosi dai siti interessati: lo smaltimento consiste, infatti, nell’inviare il materiale rimosso e impacchettato ad una discarica certificata, che si occuperà – poi – di gestirne il sotterramento definitivo.

Considerata l’importanza e la pericolosità di questo tipo di procedure, è sempre fondamentale rivolgersi a professionisti esperti e preparati: in Italia esiste anche l’organo di controllo dell’Osservatorio Nazionale Amianto, a cui tutti i cittadini possono rivolgersi in caso di avvistamento di discariche abusive.

Si può inviare una mail a osservatorioamianto@gmail.com oppure chiamare direttamente il numero 0773/511463.

 

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